Recentemente, analizzando i grandi macro-trend che guidano i mercati, ci siamo soffermati a discutere internamente le riflessioni dello storico e saggista Yuval Noah Harari. Il suo pensiero ci offre una lente fondamentale per decodificare il momento storico che stiamo vivendo, un momento in cui le regole dell’economia e della società vengono riscritte in tempo reale dall’Intelligenza Artificiale.

Il primo, cruciale, cambiamento di paradigma che osserviamo riguarda la formazione e le competenze. In passato, il segreto del successo (e della stabilità lavorativa e finanziaria) era la specializzazione verticale: imparare a fare una cosa estremamente bene. Oggi, questa iper-specializzazione rischia di diventare una trappola. Oggi è molto più importante “imparare a pensare” che studiare una nozione specifica.

La capacità di creare connessioni, di organizzare informazioni complesse, il ragionamento logico (pensate all’utilità di giocare a scacchi) e la flessibilità filosofica sono diventate le vere hard skills. La tecnologia fornisce gli strumenti; a noi spetta la capacità di dirigerli e di adattarci quando questi strumenti cambiano improvvisamente forma.

L’Intelligenza Artificiale: Una Tecnologia Senza Obiettivo Definito

Harari sottolinea un aspetto inquietante ma profondamente vero della nostra epoca. Storicamente, l’uomo ha sempre creato tecnologie per risolvere problemi specifici o raggiungere obiettivi predeterminati. Voglio spostare merci più velocemente? Invento il treno e rivoluziono il commercio. Il treno è lo strumento, l’obiettivo è chiaro.

Con l’Intelligenza Artificiale Generativa, stiamo assistendo al processo inverso. Abbiamo creato una tecnologia onnipotente, capace di auto-evolversi, ma… per fare cosa, esattamente? Qual è l’obiettivo finale? Nessuno lo sa con certezza.

Abbiamo iniziato usandola per farci scrivere la ricetta della pizza, e oggi ci ritroviamo con algoritmi che scrivono codice, diagnosticano malattie, generano video ad altissima fedeltà e prendono decisioni finanziarie. Non abbiamo più il controllo totale della direzione; è la tecnologia stessa che sta ridisegnando i confini del nostro futuro.

Questa evoluzione continua e incontrollata significa che sopravviverà non chi possiede la soluzione pronta oggi (perché domani sarà già obsoleta), ma chi avrà sviluppato la resilienza e il mindset per adattarsi al cambiamento. L’umiltà intellettuale di capire che tutto è in divenire è la dote più preziosa per l’investitore moderno.

Il Paradosso Economico delle Big Tech

Se osserviamo il comportamento delle grandi aziende tecnologiche con gli occhi di un osservatore esterno, notiamo un paradosso affascinante e pericoloso.

Aziende come Google e Microsoft stanno prendendo i loro enormi, sicuri e costanti flussi di cassa (derivati dai loro monopoli storici nel search e nel software) e li stanno reinvestendo massicciamente nell’infrastruttura AI. Il problema? I ritorni economici di questi investimenti sono ancora incerti, ma c’è di più: stanno investendo in una tecnologia che potrebbe distruggere il loro stesso modello di business.

Pensiamo a Microsoft: spinge l’AI che un domani potrebbe rendere superflua l’intera suite Office così come la conosciamo. Lo fanno perché, in questa corsa guidata dalla tecnologia stessa, chi si ferma o cerca di proteggere lo status quo è condannato a morire.

Ma c’è un risvolto macroeconomico ancora più ampio, evidenziato da recenti e lucidi report di settore: l’AI modificherà o cancellerà innumerevoli posti di lavoro, dai ruoli operativi a quelli altamente qualificati. In un’economia basata sui consumi, sorge spontanea una domanda che attualmente non ha risposta: se l’AI distrugge la base lavorativa (e quindi la capacità di spesa) dei consumatori, chi comprerà i prodotti e i servizi generati dalle stesse aziende?

Di fronte a questa incognita, l’unico approccio sensato è l’osservazione attiva e il costante miglioramento delle proprie skills analitiche, pronti a cambiare rotta quando i dati lo richiederanno.

Attenzione alle Materie Prime: Il Rischio Recessione

Questo approccio flessibile e non dogmatico ci porta a una revisione di alcune nostre posizioni passate, a dimostrazione di come la coerenza a tutti i costi sia un difetto nei mercati finanziari.

L’anno scorso, in tempi non sospetti, eravamo fortemente rialzisti (bullish) sulle materie prime. Oggi, che questa visione è diventata un consenso mainstream, noi lanciamo un avvertimento: attenzione.

Se lo scenario di una recessione statunitense (che i dati sul mercato del lavoro sembrano confermare) dovesse materializzarsi, assisteremo a una violenta contrazione dell’occupazione e, di conseguenza, a un crollo verticale dei consumi. Il prezzo delle materie prime è la pura espressione dell’incontro tra domanda e offerta. Possiamo avere tutti i colli di bottiglia logistici del mondo (offerta ristretta), ma se la domanda globale collassa a causa di una recessione e della distruzione di posti di lavoro (accelerata magari dall’AI), i prezzi delle materie prime rischiano di crollare a piombo.

Fino a poco tempo fa, uno scenario deflattivo di questa portata sembrava impensabile, esattamente come sembrava impensabile ciò che l’AI riesce a fare oggi.

La velocità dell’innovazione e i conseguenti shock macroeconomici richiedono strumenti di analisi dinamici. In Investinglab utilizziamo modelli quantitativi proprietari che ci permettono di monitorare giornalmente i flussi e di tarare le strategie di portafoglio in tempo reale, senza innamorarci delle nostre stesse tesi. Il mondo è cambiato: la flessibilità è la nuova stabilità.