L’investimento in obbligazioni consente di ottenere una rendita passiva se sai come fare.
In questo articolo descriveremo i rischi da conoscere quando si investe in obbligazioni e come affrontarli. Se ti sei perso la prima parte dell’articolo, recuperalo cliccando qui.
Perché le obbligazioni sono tornate di moda?
Le obbligazioni sono una delle forme di investimento più popolari e conosciute nel mondo finanziario.
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una fase di interesse limitato in questo tipo di asset e le ragioni erano legate al rendimento assai risicato offerto da questo strumento, talvolta anche negativo.
Forse ricorderai quando neppure una manciata di anni fa il rendimento dei BOT ad un anno offriva rendimento negativo (il che significa che investendo si era certi di perdere denaro). Ho assistito personalmente ad acquisti di tonnellate di BOT a rendimento negativo… il perché me lo sto ancora chiedendo, ma al momento senza alcun esito…
Tale situazione è perdurata per anni e gli investitori hanno necessariamente dovuto orientarsi altrove per cercare un qualche tipo di rendimento.
Oggi la situazione è cambiata ed è cambiata con una rapidità mai vista fino ad oggi. Le principali Banche Centrali hanno infatti avviato una escalation di aumenti finalizzati a contrastare l’inflazione, una inflazione che ha raggiunto livelli elevati, anche a doppia cifra, come da moltissimo tempo non accadeva.
Per questa ragione le obbligazioni sono tornate prepotentemente sotto i riflettori ed oggi finalmente ritorna sensato inserirle nei propri portafogli di investimento.
Sono già presenti rendimenti molto interessanti anche su scadenze brevi: in Europa il rendimento a un anno si attesta attorno al 3%, in Gran Bretagna attorno al 4,5% e negli USA siamo al 5%. Non male vero?
Siamo certamente tutti d’accordo sul fatto che al momento anche rendimenti di questa cifra non compensano il tasso di inflazione, ma questo è un aspetto di breve termine e come tale va considerato e gestito all’interno di una strategia di investimento obbligazionaria. Si tratta di un aspetto tecnico che vedremo in un articolo a parte.
I rischi da conoscere quando si investe in obbligazioni
I vantaggi dell’investimento in obbligazioni sono principalmente legati al fatto di poter ottenere rendimento interessante con un rischio ed una oscillazione di prezzo limitato. Questo ultimo fattore ha oggi estrema importanza perché i prezzi delle obbligazioni si muovono e a volte con molta violenza e la ragione è da imputare all’andamento dei tassi decisi dalla banca centrale di turno. Si tratta di un fattore tecnico che qui introdurremo, ma che approfondiremo poi su un altro articolo ad hoc.
Passiamo ora a vedere e comprendere i rischi che un investitore può incontrare quando investe in obbligazioni e quali sono i possibili rimedi per mitigare o eliminare questi rischi.
1) Rischio di credito
Quando investo in un bond, sto tecnicamente prestando i miei soldi a qualcun altro (Stato, Azienda, etc.).
Quanto sono sicuro che il debitore mi restituisca i miei soldi? La risposta è: dipende dal rischio di credito.
Tra i principali tipi di obbligazioni abbiamo le:
- Obbligazioni Corporate. Prestiti emessi da società quotate, ad esempio Stellantis, Eni, etc.)
- Obbligazioni Governative. Titoli di stato come ad esempio il BTP in Italia, il T-Note in Usa ed il Guilt in Gran Bretagna.
- Obbligazioni sovranazionali. Emesse prevalentemente dalla Banca Europea per gli Investimenti o dalla Banca Mondiale.
Il rischio di credito è un concetto delicato perché incappare in una situazione di questo tipo significherà dover necessariamente rinunciare ad una parte (quando va bene) o anche a tutto il capitale prestato (scenario estremo).
Nel caso dei titoli di debito governativi esistono due casi limite in qui questo può accadere:
DEFAULT DI STATO. In questo caso accadrà che, per compensare una situazione economica complessa, lo stato che ha emesso il debito deciderà di non pagare più le cedole promesse, ma soltanto il capitale. Quindi il capitale rimane al sicuro, ma è comunque un evidente campanello di allarme che può sfociare in un qualcosa di assai peggiore conosciuto con il nome di HAIR CUT.
HAIR CUT. Consiste nella decisione, da parte di uno Stato, di non restituire totalmente il capitale ricevuto in prestito dai sottoscrittori dell’obbligazione.
È un fenomeno certamente al limite, dato che nel momento in cui uno stato attua una scelta così drastica la sua credibilità internazionale ne risentirà molto. La conseguenza sarà che, nel prossimo futuro, sarà molto difficile trovare finanziatori disposti ad investire, sapendo che il fatto può (seppur con bassissima probabilità) riproporsi.
Per le obbligazioni Corporate questo rischio di credito è assai più delicato. Infatti nel caso non ci siano i denari necessari a saldare il debito alla scadenza, questa non verrà pagata. Fate quindi molta attenzione a questo tipo di strumenti, non fatevi incantare solo dal rendimento elevato e imparate a scegliere consapevolmente gli strumenti e le size da destinare ad ogni strumento selezionato.
Come proteggersi dal rischio di credito?
Per mitigare questo tipo di rischio è importante osservare il RATING ed il LIVELLO DI SOLVIBILITA’ dell’emittente il debito.
Soluzione alternativa per mitigare questo rischio è quello di acquistare un ETF obbligazionario ben diversificato. In questo caso, anche se uno o più titoli contenuti nel paniere dovessero andare in default, noi non ce ne accorgeremo neppure.
Ad esempio, se su un paniere di 100 titoli obbligazionari 1 dovesse andare in default, ne resteranno comunque 99 e quindi non ci sarà alcuna particolare ripercussione sui tuoi investimenti. Se invece hai 3 titoli obbligazionari in portafoglio e uno va in default, la situazione sarà evidentemente ben diversa.
Questo aspetto ribadisce e rimarca ancora una volta l’importanza della DIVERSIFICAZIONE come strumento di riduzione del rischio. Ricordatelo sempre.
Rischio liquidità
Il rischio di liquidità si verifica nel momento in cui decido di voler vendere la mia obbligazione. Infatti quando ho deciso di vendere, e quindi di non portare a scadenza il titolo, dovrò trovare qualcuno a mercato che compri il mio titolo ad un determinato prezzo.
Questa tipologia di rischio è spesso e volentieri associata a quei titoli obbligazionari di società di piccole o piccolissime dimensioni, poiché si tratta in genere di titoli con pochi scambi e di conseguenza poco liquidi sul mercato (cioè un differenziale denaro lettera molto elevato), o quando si verificano forti tensioni finanziarie a sistema.
Si tratta certamente di situazioni che accadono con poca frequenza, ma è comunque un fattore da conoscere e considerare in fase di definizione della nostra strategia.
Come proteggersi dal rischio liquidità?
Ci si può proteggere da questo rischio semplicemente portando a scadenza il nostro titolo obbligazionario. Fondamentale evitare di trovarsi nella condizione di FORCED SELLER, dove cioè si è obbligati a vendere il titolo a mercato per necessità impellente di quei soldi.
Anche per questo rischio collaterale esiste un possibile rimedio che di nome FIDO LOMBARD. Si tratta di una particolare modalità di finanziamento che presuppone di mettere dei titoli a garanzia per ricevere in cambio dalla banca una percentuale del controvalore dei titoli messi a garanzia (in media il 60% del valore di mercato).
Più spesso questa forma di finanziamento si utilizza per poter disporre di ulteriore liquidità da poter investire, per finanziare una ristrutturazione o altro, senza la necessità di dover disinvestire tutto o parte del proprio portafoglio. Di rilevante importanza in questo caso disporre di un tasso di interesse debitore compreso tra lo 0,5% e l’1%. Si tratta di un argomento tecnico con particolari caratteristiche che tratteremo in un articolo ad hoc.
Rischio di cambio
Il rischio di cambio si può incontrare solo nel caso in cui decidiamo di investire in strumenti obbligazionari in valuta diversa dalla nostra.
Immagina di risiedere in Italia ed aver acquistato un titolo obbligazionario in valuta USD, che in fase di acquisto aveva un cambio alla pari con l’Euro, cioè 1.
Una volta che il titolo arriva alla sua scadenza (e quindi al momento della restituzione del mio capitale) il cambio (cross valutario) sia diverso dal tasso di cambio iniziale.
Se il cross valutario è maggiore a quello iniziale, per esempio 1,2, alla scadenza ci troveremo a subire il rischio di cambio, che si tradurrà in una svalutazione (perdita) in conto capitale di un valore pari a 0,2, che nel nostro esempio significa subire una svalutazione di 20 punti percentuali
Al contrario, se il cross valutario è inferiore a quello iniziale, per esempio 0,8, alla scadenza saremo in una situazione completamente differente. Otterremo infatti un vantaggio in termini di rivalutazione pari a 0,2, che nel nostro esempio significa subire una rivalutazione di 20 punti percentuali.
Questo tipo di rischio è in genere limitato quando si opta per le valute Major, mentre diventa un rischio (o un vantaggio) molto più accentuato nel caso di valute minori.
Il caso della Lira Turca.
Quanto recentemente accaduto in Turchia e ai suoi titoli obbligazionari emessi in Lira Turca ci consente di comprendere a fondo questo concetto.
Quando in Europa i bond faticavano a offrire un punto percentuale di rendimento, i bond in Lira Turca offrivano rendimenti allettanti, anche a doppia cifra.
Questo fatto spinse molti investitori a concentrare risorse verso questi bond quotati in Lira Turca attratti dall’elevato rendimento offerto. Accadde poi che la Lira Turca si è svalutò moltissimo, tanto che i tassi di rendimento non riuscivano nemmeno a coprire la svalutazione in corso.
Ecco come un investimento all’apparenza semplice, si è poi dimostrato un modo per perdere capitale.
Come proteggersi dal rischio di cambio?
La soluzione per proteggersi dal rischio di cambio è assai semplice e consiste nell’acquisto di prodotti con “cambio coperto” o anche detto “hedgiato”. Da tenere presente che la copertura dal rischio cambio ha naturalmente un costo e questo costo influisce a sua volta sul rendimento.
In un portafoglio professionale e ben diversificato la presenza di valute diverse da quella di riferimento è una condizione tipica e oserei dire necessaria, ma serve come sempre competenza, consapevolezza ed una precisa strategia da attuare così da mantenere il giusto equilibrio e pianificare, per ogni possibile scenario, le azioni da compiere.
Rischio di tasso di interesse
Vediamo ora l’ultimo dei rischi associati all’investimento in titoli di debito, il rischio di tasso di interesse. Il riferimento è alla facoltà delle banche centrali di modificare (aumentando e diminuendo) il livello percentuale del tasso di interesse di riferimento, il Discount Rate.
Questo potere è oggi uno ad uno tra i principali strumenti di politica monetaria a disposizione delle banche centrali per contrastare la variazione dei prezzi (inflazione).
Oggi questo rischio è più che mai presente e da conoscere. Tuttavia, se gestita bene, può anche diventare una formidabile leva per ottenere nel tempo delle performance di tutto rispetto dal tuo investimento in titoli di debito. D’altra parte però, sottovalutare questo rischio o non conoscerlo a fondo creerà spiacevoli sorprese a chi investe in titoli obbligazionari, soprattutto se a lunga scadenza, data la loro maggiore sensibilità al tema dei tassi di interesse.
Come proteggersi dal rischio di tasso?
Il rischio di tasso di interesse si manifesta solo nel caso di vendita prima della scadenza, esattamente come il rischio liquidità.
Quindi possiamo dire che è un non rischio? Assolutamente no! Lo è eccome.
Prezzi delle obbligazioni e tassi d’interesse sono legati da una relazione inversa.
Il prezzo di un’obbligazione è legato all’andamento dei tassi di interesse.
Più precisamente, all’aumentare dei tassi di interesse, il prezzo del titolo obbligazionario scende e viceversa.
Immagina di avere acquistato in fase di emissione al prezzo di 100 un titolo pubblico ventennale nel 2020, dove il tasso di rendimento nominale era fissato al 3%. Ora, nel 2023, dopo tutti gli aumenti di tasso decisi dalle banche centrali, vai a vedere il tuo portafoglio. Il titolo sarà sempre lì, ma il suo prezzo non sarà più quello di 100, ma sarà sostanzialmente inferiore (di circa 30 punti percentuali) a causa delle mutuate condizioni di mercato.
In generale si ha un beneficio quando entro a mercato in fase di tassi elevati, per esempio quando il tasso BCE è arrivato al 4%. Col passare del tempo accade che la BCE riduce gradualmente il tasso di riferimento fino ad arrivare all’1%. In questa condizione la nostra obbligazione diventa molto più “importante” a mercato e tale fatto fa salire conseguentemente il prezzo del nostro titolo.
Certamente il rischio di tasso viene a scomparire se decido di portare a scadenza il titolo, dato che a scadenza riceverò comunque 100, ma credimi se ti dico che è comunque una situazione assai poco desiderabile per un investitore vedere un prodotto di tipo obbligazionario che oscilla più delle azioni.
Fare quindi estrema attenzione a questi aspetti ed in particolare alle scadenze molto lunghe in assenza di precisa conoscenza di questo fondamentale meccanismo.
Conclusioni
Termina qui la seconda parte dell’articolo. Puoi approfondire ulteriormente l’argomento leggendo la prima parte che puoi trovare cliccando qui.
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